APPROVATO DAL CONSIGLIO DIRETTIVO DELL'ASSOCIAZIONE IN DATA 01.10.10

mercoledì 31 luglio 2024

Al nostro Cineferiae un film italo-finlandese

A vedere con noi il film "La morte è un problema dei vivi" di Teemu Nikki due studenti di UNITO Filippo e Francis. 

Giocare con la morte, quando la disperazione travolge tutto, è un'operazione che trascende ogni calcolo razionale del nostro cervello, se si vuol vedere il senso umano e oltreumano della vita. Un bel film grottesco e a tratti pulp che ricerca i valori perduti degli affetti familiari e sociali, e denuncia la patologia della dipendenza.



venerdì 22 marzo 2013

CONTRO IL NEUROBLASTOMA

Margherita Di Pinto segnala
Il 30 marzo alle ore 20.45 presso il Teatro Carignano di Torino si terrà un grande spettacolo a favore della ricerca contro il Neuroblastoma infantile. Il grande pianista russo Alexander Romanovsky ci incanterà tutti con la sua musica e accompagnerà i ballerini della scuola di ballo DAM di Torino. Sarà presente anche il regista e attore Paolo Panaro! Sarà una grande serata di beneficenza per sostenere, insieme all'Ospedale Gaslini di Genova, l'Associazione Onlus per la lotta contro il Neuroblastoma infantile. Dobbiamo unirci con umiltà e rispetto per cercare in ogni modo e in ogni momento di aiutare chi ha bisogno di sostegno e, soprattutto, di una cura concreta. I bambini sono creature innocenti che hanno ancora tanto da scoprire e sono, per noi tutti, il futuro e meritano quindi l'occasione di assaporare la vita in tutta la sua essenza. Ogni bambino merita un sorriso, aiutiamoli a non perdere le speranze, aiutiamo i loro genitori a sostenerli, aiutiamo la Ricerca!

PER QUALSIASI INFO E PER QUALSIASI SOSTEGNO, CONTATTATE IL NUMERO 3482302401

Partecipate e divulgate l'evento, il Teatro Carignano vi aspetta tutti il 30 marzo alle ore 20.45!

Maggiori informazioni sull'Associazione: www.neuroblastoma.org

giovedì 8 novembre 2012

Un nuovo Dottore in Psicologia

Il Dott. Davide Biagioni, socio fondatore e primo vicepresidente del Quintiliano, in questi giorni, si è laureato in Psicologia all'Università degli Studi di Torino. A lui le congratulazioni e gli auguri di tutta la nostra Associazione.
In particolare, esprimo qui a Davide, che fu un mio ex studente al liceo classico, anche la mia partecipazione affettuosa e gioiosa a questo importante e lieto momento della sua vita.
Dario Coppola,  
Presidente Associazione Quintiliano

domenica 14 ottobre 2012

Palazzo... Squallido

tratto dal sito de LA STAMPA
su segnalazione della nostra associata
Margherita Di Pinto

14/10/2012 - inchiesta

Palazzo Nuovo, il paradosso delle aule

L’aula 38 di Palazzo Nuovo alle 15,30 di mercoledì 10 ottobre. Studenti in ogni spazio disponibile, sugli scalini della cattedra e all’esterno della sala
Gremite le sale piccole, vuote quelle più grandi. “I docenti rifiutano lo scambio per questioni d’onore”
ELISABETTA GRAZIANI
torino
Aule «pollaio», sito internet non funzionante, bagni senza sapone o carta igienica. Impietoso lo squarcio aperto dal dibattito sul web tra gli iscritti di Lettere e Filosofia. Negli ultimi anni nulla è cambiato nei corridoi di Palazzo Nuovo. E gli stessi problemi, come studenti seduti per terra o sulle scale a seguire le lezioni, si ripropongono identici nella sede appena inaugurata di Giurisprudenza e Studi politici. 

Se il grado di civiltà di una città si misura anche attraverso il livello dei servizi offerti all’istruzione, Torino non sta bene. Almeno per le facoltà umanistiche. La denuncia parte dagli studenti: «Perché le tasse universitarie europee sono più basse di quelle italiane a fronte di servizi didattici, residenziali e igienici incomparabilmente superiori?». 

«A Lipsia si pagano 200 euro l’anno e tutto funziona – protesta Margherita Di Pinto, secondo anno a Filosofia -. Qui come nel nuovo campus capita di essere in 220 in aule da 170, o 500 in locali da 200. Non possiamo seguire le lezioni perché restiamo fuori dall’aula e non sentiamo o non riusciamo a scrivere». 
A Palazzo Nuovo si assiste allo spettacolo quotidiano di corsi sovraffollati in spazi striminziti e, al contrario, lezioni seguite da pochi studenti nelle aule più grandi, semivuote. Alle spalle non solo cattiva organizzazione. Dietro le incongruenze c’è una rete di relazioni tra insegnanti. A scoperchiare il vaso di Pandora è Luciano Allegra, docente di Storia Moderna a Lettere. In risposta alla sua allieva Di Pinto che chiedeva un cambio di aula, il professore usa parole dure.  

Le aule
«Non è possibile fare scambi - scrive - Le aule sono occupate. E anche se gli studenti di un altro corso sono pochi, non sarebbe fattibile: il relativo docente valuterebbe la proposta come una diminutio del suo onore». E, riferendosi al passato: «I baroni, quelli veri, anche se avevano quattro studenti non ritenevano dignitoso fare lezione se non nelle aule più grandi». Una condizione, quella degli studenti, definita «vergognosa», in cui «viene indubbiamente violata una parte dei loro diritti». 
L’elenco fatto dagli studenti è lungo: «Sito internet dell’università non funzionante e impossibilità di iscriversi agli esami; corsi concomitanti per cui si è costretti a non frequentarne alcuni; aule prive di supporti per scrivere; riscaldamento eccessivo o assente; bagni sporchi; professori che non si presentano a ricevimento e non avvisano». Eppure le tasse si pagano: la prima rata è di 495 euro; la seconda, calibrata sul reddito, può arrivare a 2000.  

L’accusa
Dietro il colabrodo di Palazzo Nuovo, secondo il professor Allegra, c’è «una cattiva amministrazione che va avanti almeno dagli anni 90». «Ci sono squilibri fortissimi tra le Università italiane nella gestione dei servizi, eppure la ripartizione dei fondi stanziati da Roma è equanime – specifica -. E Torino, in quanto “virtuosa’” rientra fra quelle che ricevono di più».  
Quindi cosa non funziona? «Le nostre non sono lamentele fine a se stesse – dice Margherita Di Pinto -. Non chiediamo l’impossibile. Siamo qui, dispiaciuti e rassegnati, a chiedere ciò che ci spetta di diritto: ambienti sicuri, corsi interessanti da poter seguire liberamente, sito web facile da gestire, bagni decenti. Insomma, i servizi che ogni struttura dovrebbe mettere a disposizione di chi, come noi, paga».  


Alleghiamo, col suo consenso, anche una dichiarazione di Margherita Di Pinto.



Tutto è partito da me che avevo inviato una mail al professore di Storia Moderna per un cambio di aula (causa aula troppo sovraffollata). Sono riuscita a mettermi in contatto ocn una giornalista de La Stampa e ho collaborato insieme a lei per la realizzazione di un articolo in grado di esprimere il malcontento generale che si respira in facoltà, probabilmente mi citerà (insieme al professore che si è reso molto disponibile) sull'articolo.

Le scrivo qui di seguito le stesse cose che ho scritto alla giornalista per fare in modo che capisse bene ciò che noi studenti delle facoltà umanistiche vogliamo esternare, almeno in parte:

"Ci tengo solo a precisare (dato che mi citerai) che le mie, le nostre non vogliono essere "lamentele" fini a se stesse, ma vorremmo davvero farle per vedere poi qualcosa di concreto. Vivere in un ambiente sicuro (perché è lì che ci passiamo la maggior parte del tempo) e vedere sistemate le strutture che ci ospitano prima di crearne delle nuove. Tengo a precisare che io parlo di quello che vedo e sento quotidianamente, non di cose di cui non saprei da dove partire. Ribadisco semplicemente il disagio che si vive all'interno dell'università, in modo proprio concreto. Non pagassimo potrei anche capire, ma dato che paghiamo in modo regolare, vorremmo almeno un luogo sicuro e ben attrazzato in cui stare. I caratteri dei professori magari non si cambiano, ma un luogo sicuro è di diritto. Perché in altre città italiane ci sono università in buono stato? O perché nella stassa città o regione ci sono buone università, dotate di ogni "comfort" e altre che sono da "buttare"? E' questo che non capiamo. Perché dev'essere così difficile (e a volte impossibile) creare una buona università. Perché far tagli all'istruzione, in fondo è qui che la gente si forma. E' nelle scuole che le persone vedono, sentono, imparano, crescono. Il luogo che ci ospita è quello che vediamo ed è anche quello che ci forma. Dobbiamo crescere avendo una buona considerazione di noi stessi, noi siamo il futuro. Siamo il mondo che ci circonda. Noi siamo tutto: l'economia, la poesia, il sapere, la cucina, il divertimento, la rabbia, l'ignoranza e l'intelligenza. Noi siamo tutte queste cose e tutte queste cose si formano soprattutto nelle scuole. Io credo che le scuole siano lo specchio del nostro paese (il chè è tutto dire), quindi dovrebbero imparare a tutelarci e a tutelare le strutture scolastiche. Alla fine non siamo qui a chiedere l'impossibile. Siamo qui, dispiaciuti e rassegnati, a chiedere ciò che ci spetta di diritto: ambienti sicuri, aule ben accessoriate, corsi interessanti da poter seguire liberamente, sito internet facile da gestire e ben funzionante, bagni accessibili. Insomma, i giusti servizi che ogni struttura dovrebbe mettere a disposizioni di chi, come noi, paga. Tutto qua. Alla fine non chiediamo nulla di assurdo o fuori dal comune. Vogliamo solo "semplicità". Con delle basi solide poi possiamo raggiungere ulteriori obbiettivi, mi auguro. Ma è giusto fare un passo alla volta, usando la mente e usando anche il cuore. Se non ci metti passione e forza di volontà in quello che fai, non arriverai mai da nessuno parte. Il silenzio e il menefreghismo sono le armi più temibili, forse addirittura peggio delle mitragliatrici, e ce lo insegna anche la storia. Quindi tutto quello che speriamo è questo, tutto quello che chiediamo è un'Università di cui essere orgogliosi.

Vorrei passasse bene come messaggio. La base è il rispetto, che deve essere presente sia da parte nostra che da parte loro. Nulla di più. Non pretendiamo che ci venga offerto il tè delle cinque. Ci basterebbe quel "poco" che manca per sentirci tutti Re e Regine delle nostre università.

Spero sia passato il messaggio."

Dunque mi auguro che si possa smuovere la situazione al più presto. Ciò che è giusto è giusto.
Margherita Di Pinto

venerdì 29 giugno 2012

Quintiliano UNITO su Rai 5 oggi alle ore 21.15

Anche la nostra 
Margherita Di Pinto 
partecipa stasera a 
Road Italy

martedì 15 maggio 2012

RIFORMA DEL LAVORO: ospite il Ministro del Welfare, Elsa Fornero


giovedì 24 maggio 2012 ore10.55



  • “Tutto quello che avreste voluto sapere sulla riforma e non avete mai osato chiedere”

    Il dibattito degli studenti di economia con Elsa FORNERO.
    Il Ministro del Welfare e delle Pari Opportunità Elsa Fornero sarà alla Facoltà di Economia di Torino per rispondere alle domande degli studenti sulla riforma del mercato del lavoro.

    Per una volta i ruoli si invertiranno: saranno gli studenti a interrogare la Professoressa.

    L’incontro si svolgerà presso la sede di Corso Unione Sovietica 218\bis, in Aula Magna, dalle 11 alle 13. L’ingresso è gratuito e aperto a tutti, fino ad esaurimento posti.

    L’iniziativa è organizzata da Assemblea di Economia, un’associazione studentesca presente in facoltà dal 2008, che ha già organizzato numerose iniziative di approfondimento e divulgazione su argomenti economici di attualità. L’ultimo appuntamento importante è stato quest’autunno, con un ciclo di conferenze di due giorni sulla crisi economica dal titolo “Tesoro parliamone…siamo in crisi”.

    L’incontro con il ministro Fornero si inserisce nel solco di queste iniziative: ha come obiettivo principale quello di fare chiarezza su un argomento scottante quale la riforma del mercato del lavoro. La riforma proposta dal Governo presenta infatti alcune criticità e intendiamo sviscerarle anche alla luce dell’iter parlamentare.

    I ragazzi di Assemblea di Economia sono particolarmente sensibili a questo tema e ritengono molto importante l’opportunità di un pubblico confronto con il Ministro, sia in quanto studenti di economia, sia in quanto cittadini che si preparano ad entrare nel mercato del lavoro in uno dei momenti peggiori nella storia economica del paese: la disoccupazione giovanile in Italia ormai supera il 35% e tale cifra aumenta di giorno in giorno.

    Un aspetto importante dell’incontro sarà il format adottato: nella prima parte dell’incontro due studenti intervisteranno il Ministro, il quale dovrà rispondere nei tempi accordati; un’ora sarà poi dedicata alle domande dal pubblico che, oltre a includere privati cittadini, comprende i rappresentanti di alcune importanti aggregazioni sociali di lavoratori toccati dalla riforma: donne, lavoratori precari, professionisti a partita IVA, ecc. i quali, non essendo generalmente rappresentati al tavolo della contrattazione sindacale, avranno così l’opportunità di portare direttamente le loro istanze al Ministro.

    Domande dirette, risposte chiare.

    Inseriamo in un’altra pagina alcuni documenti per aggiornarsi sui temi della conferenza.

    Per ulteriori informazioni,

    tesoroparliamone@gmail.com

    assembleaecon@gmail.com

    Facebook: tesoroparliamone, assembleadieconomia

    twitter: tesoroparliamone

    tesoroparliamone.wordpress.com

    Cell: 3204487193 – 3406284540

    Assemblea di Economia

sabato 17 marzo 2012

ETICA DEL COMMIATO

La nostra Margherita Di Pinto  segnala
Convegno Nazionale di Bioetica
notizia pubblicata in data : mercoledì 7 marzo 2012
Dopo la prima edizione svoltasi a Milano nel 2010, sarà Novi Ligure ad ospitare il secondo Convegno Nazionale della Consulta di Bioetica, che si terrà il 16 ed il 17 marzo prossimi presso la Sala Congressi della Biblioteca Civica in via Marconi, 66.
Nel corso della due giorni, dal titolo “Per un'etica del commiato: tra arte e cultura”, saranno affrontati i temi centrali trattati dall’associazione, con particolare riferimento ai principi bioetici di fine vita, come, ad esempio, l’eutanasia ed il testamento biologico.
Al Convegno interverranno numerose personalità nel campo medico e filosofico. E’ prevista anche la partecipazione di Beppino Englaro, Socio Onorario della Consulta di Bioetica, che interverrà nella tarda mattinata di sabato 17 marzo.
Riflessioni e tavole rotonde saranno affiancate da interventi teatrali e musicali. Tra gli artisti, sono attesi Valerio Binasco, Letizia Russo, Fausto Paravidino e Fulvia Maldini.
La prima giornata prenderà il via venerdì 16 marzo alle ore 14,45 con l’apertura da parte del Prof. Maurizio Mori, Presidente della Consulta Nazionale di Bioetica, a cui seguiranno i saluti delle autorità. I lavori della prima sessione, dal tema “Il suicidio assistito e l'eutanasia”, termineranno alle 18,15 e subito dopo è prevista l’Assemblea dei soci.
Sabato 17 marzo il programma prevede altre due sessioni. La prima, al mattino riguarderà il testamento biologico; la seconda, a partire dalle ore 14, affronterà il tema “I riti di passaggio ed il funerale laico”. La chiusura dei lavori è prevista per le 16,30.
La Segreteria Organizzativa e Scientifica del Convegno è composta da Maurizio Balistreri (Filosofo Bioeticista Consulta di Bioetica), Concetta Malvasi (Infermiera Bioeticista Consulta di Bioetica), Maurizio Mori (Presidente Consulta Nazionale di Bioetica), Giacomo Orlando (Medico Consulta di Bioetica) e Carla Repetto (Infermiera Bioeticista Consulta di Bioetica)

La Consulta di Bioetica è un’associazione onlus, senza fini di lucro, fondata nel 1989 dal neurologo Renato Boeri. Ne fanno parte cittadini di diversa formazione e di differente orientamento politico ed etico, interessati a seguire e promuovere il dibattito razionale e laico sui problemi etici nel campo della medicina e delle scienze biologiche, in un'ottica pluralistica di rispetto delle diverse concezioni di valore. Socio onorario della Consulta di Bioetica è Beppino Englaro, la cui lunga battaglia per il rispetto dei diritti e della volontà della figlia Eluana è stata sostenuta sul piano culturale dalla Consulta di Bioetica molto prima che la vicenda assumesse risonanza a livello mediatico. La Consulta è stata la prima associazione in Italia a proporre e promuovere, sin dal 1990, la Carta di autodeterminazione (o "Biocard"), un documento che mira a garantire il rispetto dell'autonomia delle persone nelle ultime fasi della vita.
Dall’8 giugno 2010 è attiva anche a Novi Ligure una sezione della Consulta di Bioetica. Ricopre la funzione di coordinatore il Dott. Giacomo Orlando.

lunedì 16 gennaio 2012

DUE PAROLE SUL DIRITTO ALLO STUDIO

di Ario Corapi

commento per immagini 
di Dario Coppola

Da mesi ormai la situazione dell'EDISU e del diritto allo studio tiene banco sullo scenario della città di Torino e dell'Ateneo torinese, situazione che pare essere senza svolta nè via d'uscita.

Lo scorso anno la Regione ha messo in atto tagli alle borse di studio pari al 70%, lo stesso Consiglio di Amministrazione dell'EDISU a dicembre 2011 non è riuscito ad approvare il bilancio di previsione per quest'anno mettendo il numero "zero" alla voce dei fondi per le borse di studio, alcune voci parlano addirittura di un rischio di commissariamento dell'ente e negli ultimi giorni si è arrivati persino a sfrattare alcuni studenti fuori sede dalle residenze universitarie. La situazione man mano che passa il tempo si fa sempre più drammatica e delicata, per questo è inutile fare qualsiasi tipo di proclama da politicanti o qualsiasi tipo di demagogia e per questo va espressa solidarietà a tutti gli studenti fuori sede che quest'anno non avranno neanche un soldo per pagarsi gli studi oltre a non avere nemmeno un posto dove alloggiare. Lo scorso mese il Senato Accademico dell'Università di Torino ha deciso di devolvere all'EDISU un importo pari a 10 milioni di euro a sostegno delle borse di studio, la Regione ha annunciato negli ultimi giorni l'intenzione di ridurre gli "sprechi" e i costi di gestione delle strutture EDISU per reperire più fondi possibili da destinare sempre alle borse di studio, solamente il Comune di Torino in tutti questi mesi non ha espresso una sola parola in merito alla situazione nonostante alla conferenza stampa di fine anno il sindaco Fassino avesse annunciato l'intenzione di non aderire ai limiti imposti al Comune di Torino sulla stabilità del bilancio comunale per non diminuire i servizi alla cittadinanza torinese.

Forse sarebbe necessario che anche il Comune di Torino decidesse di prendere posizione in merito offrendo la propria collaborazione all'EDISU e alla Regione col fine di trovare una via d'uscita da una situazione che pare essere un vicolo cieco, potrebbe essere una possibile via d'uscita o comunque un'alternativa più che valida all'ipotesi di permettere ai privati (fondazioni bancarie e aziende) di prendere parte ai finanziamenti delle borse di studio che finirebbero per diventare un "mutuo ipotecario" e che graverebbe non poco sul futuro economico e professionale degli studenti che le ricevono.

Ario Corapi
Segretario Associazione Culturale Quintiliano
Studente di Scienze Politiche UniTo

martedì 3 gennaio 2012

UNIVERSITA' di TORINO: TEMPIO DELLA CONOSCENZA O DELLA FATISCENZA?


di Ario Corapi

commento per immagini 
di Dario Coppola

Il primo semestre dell'anno accademico 2011/2012 volge al termine e la sessione esami invernale si appresta a partire, ma all'Università degli Studi di Torino continuano a far parlare i problemi relativi all'organizazzione e al bilancio dell'Ateneo.
La questione che ha tenuto banco nelle ultime settimane riguarda le difficoltà dell'EDISU (Ente Regionale per il Diritto allo Studio) nel fare fronte, tramite i finanziamenti della Regione Piemonte, a tutte le richieste per le borse di studio di quest'anno. A nulla sono serviti i 25 milioni di euro reperiti in extremis dalla Regione per finanziare il bando di quest'anno e infatti soltanto il 30% delle richieste per le borse di studio di quest'anno sono state esaudite, il rimanente 70% degli studenti rimasti a bocca asciutta dovrà arrangiarsi con quello che ha.
La situazione attuale dell'EDISU non promette nulla di buono neanche per l'anno prossimo, tant'è vero che all'interno della giunta regionale c'è chi ipotizza una possibile apertura ai privati (fondazioni bancarie e aziende) nella compagine dei finanziamenti delle borse di studio, ma tra gli studenti c'è chi giustamente si chiede che cosa ne rimarrà della funzione sociale delle borse di studio una volta che saranno i privati a finanziarle considerato che di questo passo esse rischiano di diventare dei mutui ipotecari sul futuro piuttosto che delle agevolazioni alla vita dello studente.
Che dire poi del nuovo statuto dell'Ateneo approvato nel mese di ottobre dalla Commissione Statuto presso il Rettorato?

Alla fine si è vista prevalere la linea del Rettore Pelizzetti e dei suoi collaboratori, la quale ha fortemente danneggiato il ruolo degli studenti all'interno degli organi di rappresentanza; nel vecchio statuto dell'Ateneo gli studenti avevano diritto ad eleggere 8 rappresentanti presso il Senato Accademico e 3 presso il Consiglio di Amministrazione,  ora con il nuovo statuto i posti riservati agli studenti saranno 6 presso il Senato Accademico e 2 presso il Consiglio di Amministrazione e come se non bastasse il seguente statuto prevede anche che il Rettore possa esercitare maggiore pressione nei confronti del Senato Accademico circa le nomine dei membri esterni da far entrare nel Consiglio di Amministrazione.
In parole povere con il nuovo statuto gli studenti, pur rappresentando la stragrande maggioranza della
"popolazione universitaria", conteranno di meno ed avranno decisamente poca voce in capitolo sull'amministrazione dell'Ateneo e saranno
costretti a subire la linea del Rettore e dei suoi collaboratori, che al contrario rappresentanto un'esigua minoranza della "popolazione
universitaria". A giudicare dalla situazione vien da chiedersi a cosa sia servito tutto l'ostruzionismo portato avanti da "Studenti
Indipendenti - Collettivo Bonobo", movimento studentesco interno all'Università di Torino, che per tutta l'estate ha fatto demagogia su tale questione e ha promesso battaglia e opposizione contro la linea del Rettore, a giudicare dal risultato finale si direbbe che tutta quell'opposizione non ci sia stata e tutta quella demagogia non sia servita a nulla.
Un ultimo aspetto sull'organizzazione dell'Ateneo torinese riguarda l'organizzazione del carico didattico e delle sessioni di esame, fra gli studenti aumentano le polemiche sul carico didattico sostanzioso con troppi esami da sostenere in troppo poco tempo e infatti c'è chi rimpiange i tempi della vecchia sessione esami di aprile che si teneva a metà del secondo semestre fino a 2 anni fa.

L'esigenza di ripristinare la sessione di aprile si sente particolarmente a Giurisprudenza e a Scienze Politiche dove gli studenti di alcuni corsi di laurea si ritrovano a dover seguire 7 corsi in 1 anno, di cui 2 nel primo semstre e addirittura 5 nel secondo semestre. Ora, come si può pensare che gli studenti possano preparare 5 esami in un semestre superandoli tutti durante un'unica sessione della durata di circa 2 mesi (giugno-luglio)?
E pensare che 2 anni fa l'abolizione della sessione esami di aprile suscitò la soddisfazione di
buona parte del corpo docenti proprio di Giurisprudenza e di Scienze Politiche, quindi allora vien da pensare che siano stati proprio i professori a volere l'abolizione di questa sessione.
Ma allora siamo proprio sicuri che la sessione di aprile sia stata abolita per rendere il percorso formativo "più severo" e "più meritocratico"?
Non sarà mica che la sessione è stata abolita semplicemente perché alcuni professori non hanno voglia di fare il lavoro per il quale vengono pagati (con le tasse degli studenti)?
Perché gli studenti devono ricevere un servizio in meno - nonostante quello che pagano in tasse -
solo perché certi professori non hanno voglia di fare il loro lavoro?
Riflettendo su quanto detto fin qui, chissà cosa ne pensa di tutto ciò il neo-ministro dell'Università, nonché Magnifico Rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo che in più di un'occasione ha
affermato di avere a cuore il futuro accademico di Torino...

Ario Corapi
Segretario dell'Associazione Quintiliano,
studente di Scienze Politiche 
all'Università degli Studi di Torino

domenica 20 novembre 2011

Un Museo per l'Africa

segnalazione della nostra Margherita Di Pinto 
Appuntamento inaugurale di UN MUSEO PER L’AFRICA con la proiezione di Mariscica fu la prima di Annamaria Gallone, che introdurrà il film insieme a Giuseppe Gariazzo.
MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA (Mole Antonelliana)
Bibliomediateca – 21 novembre 2011, ore 20.30, Sala Eventi


Appuntamento inaugurale del progetto del Museo Nazionale del Cinema UN MUSEO PER L’AFRICA, ciclo di eventi, incontri e proiezioni dedicati al continente africano, lunedì 21 novembre 2011, alle ore 20.30, con la proiezione del documentario Mariscica fu la prima di Annamaria Gallone. L’evento è curato dal critico e studioso di cinema africano Giuseppe Gariazzo, che introdurrà insieme all’autrice il suo lavoro, particolarmente delicato e sensibile, sulla migrazione delle donne capoverdiane.
UN MUSEO PER L’AFRICA è un progetto del Museo Nazionale del Cinema. Continuazione ideale della rassegna SCHERMI AFRICANI, presentata a maggio dello scorso anno, il progetto si realizzerà in collaborazione con diversi enti e associazioni che operano nel settore della cooperazione internazionale, sono previsti incontri con registi, proiezioni e presentazioni di libri che si terranno con cadenza mensile fino a maggio 2012 e che saranno puntualmente comunicati. Il programma comprende inoltre tre proiezioni al mattino per gli studenti delle scuole superiori torinesi di alcuni dei film in programma.
Anche per questi nuovi appuntamenti è prevista la collaborazione con il Consorzio ONG Piemonte.

Annamaria Gallone
Mariscica fu la prima
(Italia-CapoVerde 2010, 90’, col.)
Sono tutte donne, e tutte hanno una storia da raccontare: sono le protagoniste di un fenomeno abbastanza particolare, una migrazione tutta al femminile verso un’Italia che allora, agli inizi degli anni ‘60, conosceva solo l’emigrazione. Erano ragazze quando sono partite da un paese a sua volta giovane (l’indipendenza è del ’75) distribuito su dieci isole, le Isole di Capo Verde. Sono donne che hanno lavorato duro, che hanno
cambiato il proprio destino e che ora, tornate nelle isole d'origine, ci raccontano la storia della loro vita profondamente umana.


giovedì 6 ottobre 2011

VERITA' NASCOSTE tre incontri del Quintiliano


Ario Corapi
presenta 
tre incontri con la finalità di
INFORMARE PER FORMARE 
a partire da ottobre 2011

lunedì 18 luglio 2011

PIU' RAPPRESENTANZA PER GLI STUDENTI, MENO PRIVILEGI PER I BUROCRATI

di Ario Corapi

Ormai da mesi l'Università italiana sta vivendo, per via della Riforma Gelmini approvata di recente, una fase di profondo cambiamento che ne condizionerà (in negativo) la struttura e l'andamento per il futuro.
Il caso più eclatante è quello dell'Università degli Studi di Torino che ormai da mesi è alle prese con una "gatta da pelare" che riguarda l'approvazione del nuovo statuto dell'Ateneo.
Dopo l'approvazione del "disegno di legge Gelmini" sulla riforma universitaria avvenuta in Parlamento a dicembre 2010, presso l'Ateneo torinese è stata istituita una Commissione Statuto con il compito di elaborare ed approvare il testo del nuovo statuto conforme con la riforma universitaria; nonostante la Commissione Statuto sia attiva da gennaio/febbraio e il Ministero dell'Università e della Ricerca abbia dato la chiara direttiva di approvare il nuovo statuto entro giugno 2011, l'approvazione dello statuto pare essere ancora in alto mare a causa di un continuo gioco-forza, interno alla commissione, che vede protagoniste da una parte "studenti e ricercatori" e dall'altra "docenti ordinari,dirigenti,baroni e rettore", infatti visti i ritardi dei lavori il ministero ha concesso all'Ateneo torinese una proroga di 3 mesi per approvare ufficialmente il nuovo statuto (quindi fino a settembre 2011).
Attorno alla questione statuto ed ai lavori per l'approvazione di esso vi sono dei misteri, delle scorrettezze e delle anomalie che è doveroso segnalare: 1) perchè da qualche mese a questa parte i verbali delle riunioni della Commissione Statuto non vengono più resi pubblici? 2) perché il Rettore dell'Ateneo, Enzo Pellizzetti, continua a voler imporre a tutti i costi uno statuto che regoli gli organi di rappresentanza (specie a proposito del Senato Accademico) a beneficio dei baroni e a scapito delle altre categorie (studenti, docenti non ordinari o associati, ricercatori a tempo determinato, ecc.)? 3) perchè le alte cariche dell'Università di Torino, a differenza del Politecnico di Torino e dell'Università di Bologna, continuano a rifiutare l'ipotesi di indire un referendum a suffragio universale interno all'Ateneo per l'approvazione ufficiale e l'entrata in vigore del nuovo statuto?
Sulla formazione del nuovo Senato Accademico il Rettore insiste perché venga composto da: 35 membri di cui 26 docenti (9 fra Direttori di Dipartimento e il resto docenti ordinari) invece di 24 come nel vecchio statuto, 5 rappresentanti degli studenti (invece che 6 come nel vecchio statuto) e 3 tecnici amministrativi (invece di 4) tutto per avere un maggiore potere di controllo sul Consiglio di Amministrazione dell'Ateneo in cui la metà dei membri dovrebbero appunto essere nominati discrezionalmente dal Senato Accademico; non ci vuole molto per capire che tale proposta porterebbe benefici e privilegi soltanto ai baroni e ai loro lacchè a scapito degli studenti, dei docenti associati e dei ricercatori precari.
E' ovvio che la parte composta dai poteri forti dell'Ateneo, capeggiata dal Rettore Pelizzetti, sta facendo tutto l'ostruzionismo possibile per compromettere i lavori della Commissione Statuto e per fare in modo che lo statuto non venga approvato nemmeno entro settembre, costringendo di fatto il ministero a commissariare l'Ateneo dopo settembre per poi imporvi uno statuto voluto solamente da Roma che lascerà senza voce in capitolo la parte rappresentata dagli studenti e dai ricercatori precari (che alla fine dei conti rappresentano la maggioranza fra coloro che frequentano l'ambiente accademico e lo vivono intensamente).
La verità è che i poteri forti dell'Università di Torino continuano a respingere l'ipotesi di indire un referendum a suffragio universale interno all'Ateneo perchè temono lo stesso risultato dell'Università di Bologna, dove lo statuto-diktat imposto dall'alto agli studenti e ai ricercatori è stato nettamente bocciato con oltre 2000 voti contro.
Il Rettore Pelizzetti e i suoi amici baroni, con la complicità del ministero di Roma, stanno imponendo all'Università di Torino un'organizzazione strutturale piramidale tipica della grandi aziende private che sta portando di fatto - come in tutta Italia - allo smantellamento dell'Università pubblica e sta facendo perdere ad essa la propria ragion d'essere, ossia, quella di "Tempio della Conoscenza".
Gli studenti, i ricercatori a tempo determinato e i docenti associati rappresentano la maggioranza dei componenti dell'Ateneo e quindi mi sembra ovvio che costoro abbiano diritto ad un più ampia rappresentanza possibile presso organi di rappresentanza importanti come il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione dell'Ateneo e inoltre visto che l'approvazione del nuovo statuto dell'Ateneo procede in maniera così difficoltosa mi sembra altrettanto ovvio che l'ultima parola spetti ad un eventuale referendum a suffragio universale in cui rettore, dirigenti, docenti ordinari, docenti associati, tecnici amministrativi, ricercatori e studenti debbano esprimere la loro opinione in merito all'accettazione o meno del nuovo statuto; tutto questo affinché l'Università resti pubblica e continui ad essere ciò che è sempre stato, ossia, un luogo di cultura, di conoscenza, e di formazione e in modo che non diventi un feudo dei baroni, dei burocrati di turno e della "mafie accademiche".

Ario Corapi
Università degli Studi di Torino
Facoltà di Scienze Politiche

martedì 21 giugno 2011

Segnalazione di Ario Corapi

Giuseppe Pignatone, Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria

 

C’È UN POTERE FUORI CONTROLLO: LA MAGISTRATURA - di Piero Sansonetti

pubblicata da Zona di Frontiera su Facebook il giorno lunedì 20 giugno 2011 alle ore 13.57
La magistratura ormai è diventata un potere fuori controllo. Rischia di fare dei danni gravi, di far saltare gli equilibri fondamentali che regolano il funzionamento della nostra società, e di devastare lo stato di diritto. Purtroppo, al momento, il mondo politico sembra cieco di fronte al pericolo. C’è solo Silvio Berlusconi che lo denuncia, ma è poco credibile perché, tra le tante vittime dello strapotere dei giudici, lui certamente è la meno innocente. I suoi nemici invece sono convinti, ahinoi, di poter trarre profitto dallo scontro tra Berlusconi e il potere giudiziario, e quindi se ne infischiano, anzi alimentano la corsa dei giudici all’onnipotenza. E' così: l’Italia è nelle mani di una classe dirigente e di un ceto politico molto poco responsabili, non all’altezza dei propri compiti.


La guerra tra magistrati che si è aperta in Calabria, e che ieri ha visto il procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone, azzannare il dottor Alberto Cisterna, numero due dell’antimafia nazionale, è uno degli esempi più limpidi, e preoccupanti, di questo impazzimento del potere giudiziario. Pignatone ha deciso di iscrivere Cisterna sul libro degli indagati  (e la notizia – chissà per quali misteriose vie! - è stata fornita al “Corriere della Sera”) sulla base della testimonianza di un pentito che nessuno, in Calabria, ritiene neppur minimamente attendibile. Mentre è opinione comune che la moralità del dottor Cisterna sia fuori discussione.

Io, che sono vecchio, mi ricordo molto bene quando, tanti anni fa, un certo pentito Pellegriti, uomo di mafia, accusò in modo generico e senza riscontri Giulio Andreotti di contatti con “Cosa Nostra”; il giudice Falcone, nel giro di due ore, fece una cosa molto semplice: incriminò Pellegriti e dispose il suo arresto.
Vi assicuro che Pellegriti, nonostante tutto, aveva più credibilità del pentito Lo Giudice detto il “nano”. Perché Falcone fu così duro con lui? Perché avendo una grandissima conoscenza della materia delicatissima del “pentitismo”, Falcone sapeva quale fosse il pericolo: che i pentiti iniziassero loro stessi a diventare protagonisti, usassero la magistratura ai loro scopi, destabilizzando e soprattutto portando la giustizia lontanissima dalla verità. Falcone aveva costruito su un pentito - Tommaso Buscetta - la sua grandiosa opera di investigazione e le sue scoperte sulla mafia, ma sapeva anche che i pentiti andavano maneggiati con grande cautela. E che bisognava, spesso, diffidare di loro.

Francamente il dottor Pignatone, nel caso di Lo Giudice, non ha mostrato grande cautela. Ha creduto a una sua testimonianza basata per altro non su conoscenza diretta e nemmeno sul sentito dire, ma su una intuizione (“avevo l’impressione che mio fratello avesse...”) e invece di reprimere la calunnia ha proceduto all’iscrizione di Cisterna nel registro degli indagati e non ha impedito che la notizia arrivasse ai giornali. Producendo un danno di immagine e di credibilità incalcolabile ad uno degli uomini chiave dell’antimafia nazionale.

Diciamo che, al momento, questa partita – cioè questa guerra nella magistratura – la sta vincendo la ’ndrangheta. La quale, potete starne certi, stasera brinda a champagne per il colpo portato a segno dal “nano”.

Cosa si può fare adesso, per impedire che il “suicidio” dello Stato prosegua? Ripeterò quello che ho detto altre volte, e ancora recentemente, in garbata e serena polemica con il dottor Pignatone.

Primo, occorre riformare la legge sui pentiti, profondamente, in modo da ridurre al minimo la possibilità dei pentiti di essere decisivi nell’orientamento delle indagini e nelle loro conclusioni, e ridimensionando consistentemente il regime premiale. I pentiti non devono essere, come sono adesso, i padroni della Giustizia.

Secondo, bisogna intervenire per spezzare il cerchio di “complicità” tra magistratura e stampa, e cioè la tendenza di pezzi importanti di magistratura ad usare la stampa come un proprio strumento “punitivo” o “ricattatorio”. E' molto difficile che la stampa possa sottrarsi a questa sua subalternità da sola, perché è difficile rinunciare alle notizie e agli scoop. E allora deve intervenire la legge.

Terzo, si deve procedere a una riforma della giustizia che restituisca alla magistratura il suo ruolo essenziale nel funzionamento di una società democratica e le impedisca di compiere continuamente irruzione in ambiti di potere che non sono suoi e di usare le proprie competenze al fine di vincere battaglie politiche e di potere. Separazione delle carriere, riforma del Csm, riforma delle intercettazioni, eccetera.

Non c’è molto tempo da perdere. L’idea che riformare la magistratura sia un atto che va nella direzione dell’aiuto alla malavita è follia. E' il contrario. Non è possibile combattere davvero la malavita con la magistratura ridotta come oggi è ridotta. Se la stessa lotta alla mafia diventa uno strumento per altre battaglie politiche, statene certi, la mafia vincerà sempre.

Piero Sansonetti, CalabriaOra - 18 giugno 2011

lunedì 6 giugno 2011

Proposta per il Cineforum Q

Niccolò Cherasco propone la visione del film che ha vinto a Cannes

sabato 14 maggio 2011

Ario Corapi in Tribuna Politica Q TV


ARIO CORAPI
ha ideato e realizzato il programma

T R I B U N A 
P O L I T I C A 



le interviste ai candidati alle amministrative 
di Torino 2011


martedì 8 marzo 2011

Segnalazione del Presidente di Comitato

Davide Biagioni propone l'evento
TORAH e SHARI'AH

seconda lectio tenuta all'UNITRE di Candiolo (TO) dal
prof. Dario Coppola

docente di Religione nelle scuole secondarie di Torino

domenica 6 marzo 2011

Segnalazione del Presidente di Comitato

Davide Biagioni propone l'evento

ROSSE TERRE
e
ROSSE ACQUE

prima lectio tenuta all'UNITRE di Candiolo (TO) dal 
prof. Dario Coppola
docente di Religione nelle scuole secondarie di Torino  

giovedì 17 febbraio 2011

Segnalazione del presidente di Comitato

Riportiamo questa poposta del nostro socio Ario Corapi
Il Museo Nazionale del Cinema presenta per il LEGEND FILM FESTIVAL il film Un uomo da marciapiede di John Schlesinger, in versione digitale 2K.
Cinema Massimo – 28 febbraio 2011, ore 16.00/18.10/20.20/22.30


Il Museo Nazionale del Cinema presenta lunedì 28 febbraio 2011 a partire dalle ore 16.30 nella sala Due del Cinema Massimo la proiezione del Un uomo da marciapiede di John Schlesinger, in versione digitale 2K. Il film è il settimo degli appuntamenti torinesi del Legend Film Festival, progetto di Nexo Digital al quale il Museo Nazionale del Cinema aderisce. In replica alle ore 18.30/20.30/22.30. Ingresso 7,00/5,00/3,50 euro.
Ogni lunedì, fino al 13 giugno 2011, la sala Due del Cinema Massimo proporrà per l’intera giornata un grande film della storia del cinema in versione digitale 2K. I titoli proposti ripercorrono tutta la storia del cinema, e saranno accomunati dalla straordinaria qualità della proiezione. Sarà possibile scegliere tra classici assoluti come La vita è meravigliosa di Frank Capra o Psyco di Alfred Hitchcock ma anche tra cult movies più recenti come Il padrino di Francis Ford Coppola. Per questioni di diritti tutti i film vengono presentati in versione italiana.
Il Legend Film Festival è un mostra cinematografica itinerante e diffusa che toccherà diverse città d’Italia nel corso dei diversi mesi del suo svolgimento, una vera e propria manifestazione culturale che ruota intorno ai capolavori del cinema in proiezione digitale 2k e audio Dolby Digital 5.1.

martedì 14 dicembre 2010

Segnalazione del Presidente di Comitato

Giovedì 16 Dicembre 2010, ore 17.25 c/o Teatro Colosseo di Torino
L’IMPERO ROMANO QUANDO NON FACEVA LA GUERRA
La vita quotidiana e l’innovazione dei nostri padri latini
ALBERTO ANGELA

Naturalista e Giornalista



Che cosa significava viaggiare nell’Impero Romano 2000 anni fa? Era un mondo sorprendentemente simile al nostro sotto tanti aspetti. Realizzò la prima grande globalizzazione della storia. Per la prima (e unica) volta l’Europa e il Mediterraneo furono uniti in una sola cultura, con una stessa moneta, una stessa lingua ufficiale, uno stesso corpo di leggi e uno stesso modo di vivere. Per la vastità del territorio da governare, in termini di tempo di percorrenza da un estremo all'altro con i mezzi dell'epoca, l’Impero Romano era molto più grande del nostro mondo. Di qui scaturì per la prima volta la necessità di un efficace sistema di comunicazione e trasporti, di distribuzione dell’acqua e di gestione dell’ordine pubblico. Al tempo dell'Impero Romano, insomma, si affrontò per la prima volta la complessità sia tecnologica sia dell’organizzazione sociale. Insieme con l’integrazione delle diverse etnie, l’innovazione fu uno degli aspetti più caratterizzanti dell’Impero, e ciò ne fa tuttora un esempio di modernità.





ALBERTO ANGELA 
è laureato in Scienze naturali. Paleoantropologo, ha svolto ricerca sul campo partecipando a numerose spedizioni internazionali. Membro dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana, collabora con il Centro Studi e Ricerche Ligabue di Venezia. In televisione nel 1990 con il programma Albatros della Televisione Svizzera, per la Rai realizza servizi di Superquark dal 1995. Nel 1997 per Raiuno ha ideato Passaggio a Nord Ovest, dal 2000 è coautore e conduttore di Ulisse per Raitre (Premio Flaiano per la televisione nel 2001). Ha collaborato con importanti riviste e pubblicato molti libri di divulgazione scientifica.

lunedì 6 dicembre 2010

Segnalazione di Ario Corapi

Contro le morti bianche, lavoratori a testa alta

In occasione del terzo anniversario dalla tragedia dell'acciaieria ThyssenKrupp, Gioventù Italiana Torino intende ricordare i sette operai(Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, osario Rodinò e Giuseppe De Masi) che persero la vita nell'incendio verificatosi all'interno dello stabilimento.
Gioventù Italiana Torino chiede che tale episodio serva da esempio affinché d'ora in avanti venga adottata, parte della classe dirigente, una nuova politica in cui vengano rispettate le norme necessarie per la sicurezza e la tutela dei lavoratori.
Gioventù Italiana Torino chiede che la magistratura faccia il proprio doverein modo che l'amministratore delegato della ThyssenKrupp, responsabile di quanto accadde tre anni fa nello stabilimento, risponda in sede giudiziaria delle accuse ad egli imputate.
Gioventù Italiana Torino intende anche esprimere la propria solidarietà agli altri trenta operai della ThyssenKrupp che si trovano tuttora in cassaintegrazione e che per inizio 2011 potrebbero trovarsi in mobilità.
Ario Corapi